Il (C)iccione viaggiatore

scritto da Strabik92
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VS il piccione viaggiotore
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Testo: Il (C)iccione viaggiatore
di Strabik92

Il Piccione viaggiatore e il (C)iccione viaggiatore a confronto

Partiamo da un dato di realtà: entrambi viaggiano. Entrambi si spostano. Entrambi, in qualche modo, cercano di arrivare da qualche parte.

Ma è qui che finiscono le somiglianze.

Il piccione viaggiatore è elegante. Ha quel non so che di aristocratico, come se avesse sempre un paio di occhiali da sole in tasca e un bicchiere di vino bianco in mano. Si muove leggero, plana, non tocca quasi terra. Quando arriva in una città nuova, la gente lo guarda e pensa "chissà che storie avrà da raccontare". Lui sorride, si sistema il colletto, e ordina un caffè al bar come se fosse a casa sua. Il mondo è il suo salotto. Le distanze sono una formalità.

Il ciccione viaggiatore, invece, arriva e la gente lo guarda e pensa "chissà se sta seduto vicino a me". Lui lo sa. Lo sa perché lo ha visto negli occhi della hostess quando è salito in aereo, in quello sguardo che cerca il posto accanto a te e lo trova sempre troppo stretto. Lo sa perché quando cammina per strada, il suo passo non è leggero, è un passo che annuncia il suo arrivo come un tamburo. Non plana. Pesa. Ma pesa con dignità, che è una cosa diversa.

Il piccione viaggiatore mangia. Ma mangia con classe. Prende un carpaccio, una tartare, un'insalatina che sembra più un quadro che un piatto. Spende poco, mangia bene, e torna in hotel con la pancia piatta e l'anima leggera. Quando lo vedi al ristorante, pensi: "ecco uno che ha capito tutto della vita".

Il ciccione viaggiatore mangia. E quando mangia, lo fa come se fosse l'ultimo pasto della sua vita. Non perché sia un ingordo, ma perché il cibo è l'unica cosa che in viaggio non ti tradisce. Il letto dell'hotel è scomodo? Pace. La camera è piccola? Amen. Ma il cibo, quello è l'unico abbraccio che puoi comprare. E allora si prende quella pasta al ragù come se dovesse raccontargli tutta la sua storia. La mangia lentamente, con devozione, come se fosse una preghiera. La gente lo guarda e pensa: "ecco uno che non ha capito niente della vita". Ma forse è proprio lui che ha capito tutto.

Il piccione viaggiatore non ha bagagli. O meglio, ha un trolley minimal, un borsello, un portatile. È leggero come una piuma. Attraversa gli aeroporti con la disinvoltura di chi sa che il mondo lo aspetta. I controlli di sicurezza sono una formalità. Lui passa, sorride, e pensa a dove andrà a cena.

Il ciccione viaggiatore ha bagagli. Tanti. Troppi. Perché quando sei grosso, hai bisogno di più cose. Hai bisogno di scarpe comode, di vestiti larghi, di quella crema che ti evita le irritazioni. E poi hai bisogno di spazio. Di spazio per muoverti, per respirare, per esistere. Il mondo non è fatto per i ciccioni, ma il ciccione viaggiatore lo sa e si prepara. Porta con sé tutto il necessario e anche un po' di più, perché l'imprevisto per lui non è un'avventura, è un lusso che non può permettersi.

Il piccione viaggiatore si perde. Ma lo fa con stile. Prende un vicolo sbagliato, scopre una piazzetta nascosta, trova un bar dove nessun turista è mai stato. Quando torna in hotel, ha una storia da raccontare. La sua giornata è stata un romanzo.

Il ciccione viaggiatore si perde. Ma quando si perde, è un problema. Perché un vicolo stretto è un vicolo stretto. Perché una scala senza ascensore è una condanna. Perché camminare tre chilometri in più non è una scoperta, è una fatica. Allora impara a non perdersi. Impara a studiare la mappa prima, a pianificare, a calcolare. Non è più divertente, ma è più sicuro. E in fondo, la sicurezza è la prima forma di libertà per chi il mondo non l'ha progettato su misura.

Il piccione viaggiatore arriva in hotel, si butta sul letto, apre Instagram e posta una foto con didascalia filosofica. La gente commenta: "che vita!", "che invidia!", "vorrei essere te!".

Il ciccione viaggiatore arriva in hotel, controlla che il letto sia abbastanza grande, che il bagno abbia lo spazio per girarsi, che l'ascensore funzioni. Poi si siede, si toglie le scarpe, e sospira. Non posta niente. Ma dentro di sé sa che quella giornata è stata una vittoria. Piccola, forse. Invisibile, sicuramente. Ma una vittoria.

E allora chi è il vero viaggiatore?

Il piccione vola alto, vede tutto, non si ferma mai. È libero, leggero, invidiabile. Ma forse, proprio per questo, non tocca mai davvero i luoghi che attraversa. Li sorvola, li ammira, ma non li abita.

Il ciccione invece è lento, pesante, ingombrante. Ma quando arriva, arriva davvero. Ogni passo è una conquista. Ogni salita è una sfida. Ogni metro è un pezzo di mondo che si è guadagnato con il sudore. Lui i luoghi li tocca, li abita, li respira. Lui i luoghi li vive, non li guarda soltanto.

Forse la verità è che il viaggio non è questione di peso, ma di presenza. E il ciccione viaggiatore, col suo passo pesante e il suo respiro affannato, è più presente di chiunque altro. Più presente di quel piccione elegante che vola via senza mai fermarsi.

Ma non ditelo al piccione. Lui è troppo impegnato a farsi una foto davanti alla Tour Eiffel. E chissà che in quella foto, dietro di lui, non ci sia un ciccione che sorride. Perché anche lui c'è. È arrivato. Con un po' di ritardo, con un po' di fatica, ma c'è. E quel sorriso, in fondo, è l'unico souvenir che conta.

Alla prossima fermata, ciccioni e piccioni. E magari, per una volta, potremmo sederci tutti allo stesso tavolo. 

Il (C)iccione viaggiatore testo di Strabik92
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